Cork. Al momento di iniziare la sua ottava presidenza di turno, l’Irlanda mostra una grande gratitudine nei confronti dell’Unione europea. “Pochi eventi nella storia irlandese sono stati così trasformativi” come l’adesione nel 1973, ha detto il suo primo ministro, Micheál Martin, all’evento di lancio della presidenza del Consiglio dell’Ue. L’adesione è stata “la migliore decisione che abbiamo preso dall’indipendenza”, gli ha fatto eco il vice premier e ministro delle Finanze, Simon Harris. “A quel tempo, il reddito medio irlandese era circa due terzi della media europea. Il cosiddetto ‘marriage bar’, che obbligava le donne a rinunciare al lavoro, non era ancora stato abolito. E ci trovavano ad affrontare l’anno più violento dei ‘Troubles’, che vide la morte di quasi 500 uomini, donne e bambini”, ha ricordato Martin. Mezzo secolo dopo il paese è una potenza economica, con redditi pro capite tra i più alti dell’Ue. “L’ascesa dell’Irlanda a economia e società moderne e aperte è profondamente legata alla nostra appartenenza all’Ue”, ha detto il premier. Harris ha ricordato che il caso irlandese ha dimostrato che l’Ue “è un progetto di pace. Questo è particolarmente evidente in quest’isola”, dove “per generazioni il conflitto ha gettato un’ombra lunga e oscura sull’Irlanda del Nord”.Il governo irlandese dice di volersi sdebitare durante la sua presidenza. Vuole far avanzare il processo di allargamento, malgrado il fatto che inizino a diffondersi dubbi e a comparire ostacoli per l’Ucraina in guerra. “L’allargamento è in gran parte motivato dalla nostra esperienza. Trovo sempre difficile per noi rifiutare chi soddisfa i criteri di adesione all’Ue”, ha spiegato Martin a un gruppo di media internazionali, compreso il Foglio, prima del tradizionale incontro che ci sarà oggi con la Commissione di Ursula von der Leyen. “Quando siamo entrati nell’Ue nel 1973 eravamo il paese più povero d’Europa. Molte persone pensavano che fossimo troppo poveri per entrare”. Anche allora c’erano opposizioni come con l’Ucraina. “Di conseguenza, moralmente, speriamo di non negare a qualcun altro il potenziale di tale esperienza” trasformativa e dei suoi benefici, ha detto Martin.L’Irlanda nei prossimi sei mesi vuole trovare un accordo anche sul nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, il bilancio 2028-34 dell’Ue. E’ un’impresa quasi impossibile, tanto è ampia la frattura tra due gruppi di paesi. Da una parte, ci sono gli “amici della coesione”, che vogliono difendere le politiche tradizionali (la Politica agricola comune e la Politica di coesione) e mantenere un livello complessivo di risorse elevato (attualmente sono previsti poco meno 1,8 miliardi di euro per sette anni). Dall’altra ci sono i “frugali” (loro si definiscono “modernizzatori”), che vogliono concentrare le spese su difesa e competitività e soprattutto tagliare di centinaia di miliardi le risorse (la Germania chiede 400 miliardi di euro in meno). “Sarà un negoziato molto, molto difficile. Sarà estremamente complesso e impegnativo, viste le posizioni diametralmente opposte di alcuni stati membri sulla questione se il bilancio debba essere aumentato o diminuito, o se debbano essere inclusi anche strumenti di debito”, ha spiegato Martin. Il bilancio sarà uno dei banchi di prova della capacità dell’Irlanda di ripagare concretamente il suo debito nei confronti dell’Ue. Per cercare di trovare un accordo che convenga ai frugali, ma con risorse adeguata, la presidenza irlandese è stata incaricata di studiare la possibilità di nuove risorse proprie, che permettano di non far aumentare i contributi nazionali degli stati membri. Tra queste c’è la proposta di “digital tax”, che colpirebbe direttamente uno dei settori più fiorenti e redditizi dell’economia irlandese: i grandi colossi americani del digitale che da decenni si sono installati sull’isola. Sia Martin sia Harris assicurano che la presidenza sarà un “honest broker”, un mediatore onesto, che non prenderà posizione. Ma il ministro delle Finanze ha già fatto capire che non intende spendersi troppo per la “digital tax” o altre risorse proprie che potrebbero fare la differenza. Harris ha spiegato che servono tasse europee su cui ci sia consenso tra i ventisette e che siano attuabili già nel 2028. La capacità dell’Irlanda di mettere la sua gratitudine al servizio dell’Ue sarà testata anche sull’unione dei risparmi e degli investimenti, in particolare la supervisione dei mercati finanziari, un altro settore strategico per il paese. Harris ha detto di volere un accordo entro ottobre, anche a costo di rinunciare ad alcune tradizionali linee rosse irlandesi.