«Ci hanno riempito di pietre, alcune pesavano 7 kg». Un audio inviato subito dopo gli scontri di Val Susa. Sono le parole di un agente che era in prima linea durante la guerriglia esplosa dalle proteste No Tav. Il racconto di quei minuti di follia, con lanci di pietre e lacrimogeni. Più di 120 i feriti tra polizia, carabinieri e guardia di finanza nel bilancio del giorno dopo gli assalti No Tav in Val di Susa ai cantieri della futura linea ferroviaria merci e passeggeri Torino-Lione: 58 poliziotti, 48 carabinieri, 18 finanzieri. Si contano anche quattro mezzi danneggiati, due dei carabinieri, uno della finanza e un'auto della polizia. Tra chi ha partecipato agli scontri sono state identificate ad oggi dalla polizia 436 persone, di cui una parte provenienti dalla Francia, dalla Germania e dal Belgio.
L'audio dell'agente dopo gli scontri No Tav «Allora, praticamente sono arrivati dal cancello che porta ai Mulini, che chiunque è venuto qua al cantiere Tav sa qual è. Sono entrati da lì e hanno serenamente aperto il cancello e sono arrivati da lì e hanno serenamente aperto il cancello. Abbiamo iniziato a sparare i lacrimogeni ma tanto erano già dentro. Avevano pietre fino al 2029 credo, e hanno dato dato fuoco a tutto. Ci hanno riempito di pietre che non ne ho mai prese così tante e così grosse. Sono pietre da cantiere di scavo. Pietre di 5-6-7 chili lanciate con la fionda, con le mani, con tutto. Siamo rimasti a prendere le pietre. Non è stata data una carica, non è stato dato nulla. Solo i lacrimogeni che li abbiamo finiti, ne avremo sparati 500. Sono finiti praticamente subito, nessuna carica. Solo prendere pietre. Una schifezza».Il questore di Torino: «È stata un'escalation di azioni di guerra» «Vogliono far diventare la Val di Susa il laboratorio europeo della guerriglia urbana, noi non lo consentiremo». Così il questore di Torino Massimo Gambino ai microfoni del Tg1, in merito agli scontri di ieri alla protesta No Tav. «Si è verificata una escalation di azioni di guerra - sottolinea il questore - Non è stato ieri un esercizio della libertà di manifestazione, ma semplicemente violenza. La nostra risposta a queste violenze è di massima fermezza e le indagini sono in corso per assicurare i responsabili alla giustizia».










