«Noi non vogliamo l'intelligenza artificiale a scuola, ma c'è già», ha dichiarato Brando Benifei, eurodeputato e relatore per il Parlamento europeo dell'AI Act, durante la conferenza stampa tenuta il 14 luglio in occasione del progetto European Byline. Benifei è uno dei principali negoziatori della regolamentazione europea in materia di Ia e ha illustrato come l'Europa si stia muovendo in questi ultimi mesi, in cui è stato negoziato e approvato il "Digital Omnibus", il pacchetto di normative che semplifica e posticipa le scadenze previste dal regolamento europeo. Tra i temi emersi, particolare attenzione è stata data all'utilizzo delle piattaforme di Ia nelle scuole e all'uso dei social media da parte dei più giovani.L'Ia sta influenzando profondamente la vita degli studenti europei, che impiegano questa tecnologia come supporto per lo studio e come mezzo per semplificarlo, o persino per delegarle la realizzazione dei compiti. Dall'altra parte, però, ci sono gli insegnanti, che nutrono una forte diffidenza e si dicono spesso contrari alla sua introduzione. Quasi ignorando che si tratta ormai di una realtà consolidata. Sull'opinione degli insegnanti, Benifei afferma: «Gli studenti la usano. Il tema è che la realtà è questa e bisogna fare formazione, perché un uso non formato a mio avviso è anche rischioso per vari fronti: di cybersicurezza, di un affidamento esagerato, di utilizzo acritico di sistemi che potrebbero essere addestrati con dati non di qualità, quindi con il rischio di produrre un'educazione segnata da visioni discriminatorie o contrarie, nel caso dell'Italia, alla Costituzione per il tipo di contenuti che vengono proposti agli studenti».Un aspetto che turba l'esponente Pd è la possibile deriva antidemocratica di un utilizzo improprio dell'Ia: la preoccupazione è collegata ai bias che le intelligenze artificiali incorporano durante l'addestramento. Perché un uso inconsapevole di queste tecnologie potrebbe produrre risultati inattesi. «Io sono per un'introduzione graduale – aggiunge –. Non sono molto a favore di inserire sistemi di questo tipo per esempio alle scuole elementari e avrei molte remore sull'uso nell'ambito della scuola media, però sono anche dell'idea che bisogna essere realisti».Sul versante social media, Benifei si dice d'accordo con quanto fatto da Paesi come l'Australia, dove le piattaforme digitali sono state vietate ai minori di 16 anni: «Io sono favorevole al cosiddetto delay, quindi la limitazione dell'uso dei social media per gli under 14 e un sistema un po' controllato tra i 14 e i 16 anni». Infine, riconosce lo stretto legame tra social media e Ia, sia dal punto di vista del funzionamento algoritmico dei social network, sia perché sistemi di chatbot sono disponibili sulle applicazioni, come Meta AI per Instagram o Grok per X. Proprio per questo, spiega, è stato aggiunto «questo divieto esplicito dei nudify non consensuali, che sarà in vigore dal 2 dicembre 2026, perché la procedura che pure c'era di mitigazione del rischio era troppo farraginosa per una cosa che stava esplodendo».Social media e intelligenza artificiale sono due nuclei che meritano attenzione a livello nazionale ed europeo. Dalle parole di Benifei emerge come i Socialisti e Democratici, assieme agli altri partiti che appoggiano la Commissione, continuino a portare avanti un programma attento alla protezione dei cittadini, specialmente dei più giovani. I primi a utilizzare quotidianamente queste tecnologie
Benifei: "Intelligenza artificiale a scuola? Non la vogliamo ma c'è già, ora educhiamo i ragazzi a usarla"
L'eurodeputato e relatore dell'AI Act avverte: vietarla non basta. Servono formazione, regole e un'introduzione graduale. Sui social propone limiti per gli unde








