Le navi italiane continueranno a pattugliare lo stretto di Bab el Mandeb, nonostante gli attacchi degli Houthi, ha detto il ministro Crosetto riaffermando un ruolo ineludibile del nostro Paese. Lo sforzo della Marina in scenari oltremare andrebbe considerato nella ripartizione delle risorse della Difesa. L’analisi dell’ammiraglio Fabio Caffio

Il ministro Crosetto è stato chiaro nel dichiarare che le navi italiane continueranno a pattugliare lo stretto di Bab el Mandeb nell’ambito dell’Operazione Aspides, nonostante gli attacchi degli Houthi, in quanto “abbiamo accettato di fare parte di una missione che serve proprio per proteggere i traffici marittimi da cui dipende una parte importante della nostra economia. Siamo andati nel Mar Rosso quando la minaccia Houthi era rilevante, che poi, per mesi, si è fermata. Ora è in atto il tentativo iraniano di aggiungere, a Hormuz, anche lo stretto di Bab el Mandeb per scatenare il caos più grande possibile… Dobbiamo evitare che si blocchi anche lo stretto di Bab el Mandeb: aumenterebbero esponenzialmente i problemi economici che affrontiamo. Il miglior modo per farlo è restare lì e continuare il dialogo con tutti i paesi del Golfo”.

Nella visione italiana il legame col Mar Rosso è anzitutto di natura commerciale. È chiaro ormai come la crisi di Hormuz stia erodendo la stabilità della nostra economia, legata a filo doppio, per import ed export, coi Paesi del Golfo. Basti dire che la fornitura di gas qatarino si è azzerata. A costo di notevoli sforzi si è invece riusciti a garantire i flussi commerciali attraverso Bab el Mandeb e Suez costituenti circa il 20% dell’import nazionale.