Con "Il Coraggio di Rosa", la magistrata sotto scorta conquista il terzo posto al premio IusArteLibri nella cornice del Bancarella. Quando la letteratura diventa strumento di impegno civile per raccontare chi rinnega i clan

Importante e prestigioso riconoscimento per la dottoressa Marisa Manzini, magistrato da anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Con il suo romanzo d’esordio “Il Coraggio di Rosa. Storia di una donna che ha ripudiato la ‘ndrangheta” (edito da Rubbettino), la dottoressa Manzini si è aggiudicata un eccezionale terzo posto (con ben 584 voti di gradimento) al concorso “Miglior Romanzo IusArteLibri 2026 – Il ponte della Legalità”, la cui cerimonia conclusiva si è svolta a Pontremoli all’interno della cornice della 74ª edizione del Premio Bancarella. ​

Un risultato di grande rilievo, ottenuto grazie alle preferenze degli E-lettori dei Collegi di Roma, Roccella Jonica e Massa-Pontremoli, che premia non solo il valore letterario dell’opera, ma anche il profondo messaggio socio-giuridico e civile di cui si fa portatrice. ​Un’opera intensa che dà voce alle vittime della ‘ndrangheta. ​Il romanzo racconta la storia di Rosa, moglie di un boss mafioso, che ha scelto di collaborare con la giustizia e stare dalla parte dello Stato. Attraverso questa potente figura narrativa, il magistrato Marisa Manzini — calabrese d’adozione, costretta da anni a vivere sotto scorta per il suo impegno e i ruoli di vertice ricoperti in varie Procure — restituisce alla Calabria la dignità e il coraggio silenzioso di tante vittime che sognano di poter garantire un futuro diverso e di libertà ai propri figli.