Che la Sardegna sia una fucina di giallisti (e di scritture più in generale) è un dato che ormai non sorprende, e densa e interessante sarebbe la mappa geografica dei luoghi narrativi che ospitano delitti (spesso estivi, come i libri che li raccontano): dalla Sassari-Alghero di Gavino Zucca alla Carloforte di Antonio Boggio, dalla Nùoro degli Elias Mandreu e di Carlo Augusto Melis Costa alla Cagliari di Francesco Abate e Maria Francesca Chiappe.

In questa fitta mappa, frequentata tra l'altro dai personaggi partoriti dalle penne di Eleonora Carta, Piergiorgio Pulixi, Flavio Soriga (e del compianto Giorgio Todde, che meriterebbe uno spazio e un ricordo a parte) si inserisce “Omicidio a Torregrande”, il nuovo romanzo di Matteo Manca edito da Piemme.

I fatti: a Torregrande s’insinua già l’odore dell’estate quando, nella piscina della Residenza della Luna, viene trovato il corpo della sedicenne Chiara De Angelis, figlia di un medico molto conosciuto a Oristano. Da questa immagine, una ragazza restituita dall’acqua, prende avvio il romanzo. A occuparsi del caso sono l’ispettrice Diana Falchi e il vice ispettore Federico Garau. A loro verrà affiancato Oreste Ginevra, criminologo bolognese dalla memoria prodigiosa e i rituali inflessibili derivanti da un disturbo dello spettro autistico, uomo dall’aria di un John Lennon precipitato dentro un romanzo di Agatha Christie.