A volte la letteratura non inventa una voce: la ritrova. È accaduto a Valeria Parrella quando, leggendo il Processo di condanna di Giovanna d'Arco, curato da Teresa Cremisi, ha incontrato finalmente Giovanna non attraverso il mito, ma attraverso le parole vive fiere con cui quella pulzella che bussa alle porte della Storia a diciassette anni, difese se stessa davanti ai suoi accusatori. Da quell'ascolto è nato La ragazzina, vincitore della seconda edizione del Premio Mandrarossa.

Non l'eroina irrigidita dal mito, non la santa o la martire consegnata all'agiografia, ma una ragazza che, accerchiata da uomini, pregiudizi e superstizioni, continua a difendersi con un'intelligenza, una lucidità e una libertà di pensiero che ancora oggi sorprendono, una giovane donna del Medioevo che non affidò il destino della Francia alla follia visionaria di cui fu accusata ma che consegnò se stessa all’idea totalizzante di Dio. Dalla lettura dei documenti l’incontro con una adolescente nata e cresciuta in Lorena che rivendica per sè un ruolo e una femminilità diversi da quelli che il suo tempo prescriveva e che è la protagonista di un romanzo che restituisce una vita del passato che può insegnare valori di cui il nostro tempo ha smarrito il senso e che ha conquistato la giuria del Premio Mandrarossa, la cui cerimonia conclusiva si è svolta nel Parco archeologico di Selinunte, davanti al Tempio di Hera.