Curare il tumore è il primo obiettivo. Ma, per una donna operata per un carcinoma dell’endometrio e sottoposta a radioterapia, il percorso non sempre termina con la fine delle terapie oncologiche. Chirurgia e trattamenti possono infatti lasciare conseguenze sulla funzionalità del pavimento pelvico, sull’attività di vescica e intestino, sulla sessualità e, più in generale, sulla percezione del proprio corpo. A spiegare perché questi aspetti non dovrebbero essere trascurati è la dottoressa Sabina Pelizzari, specialista in riabilitazione del pavimento pelvico e consulente riabilitativa nell’unità operativa di chirurgia colonprocrtologica e del pavimento pelvico del Policlinico San Donato, professionista con una lunga esperienza nella presa in carico delle disfunzioni pelviche femminili.
La riabilitazione come recupero della qualità della vita dopo il tumore
«Quando si interviene chirurgicamente o con la chemioradioterapia sugli organi pelvici, è necessario occuparsi anche del recupero funzionale», spiega Pelizzari. «La riabilitazione serve a prevenire o trattare alterazioni anatomiche, dolore, rigidità dei tessuti, problemi urinari o intestinali e difficoltà sessuali. Ma soprattutto deve essere costruita sulla storia e sui bisogni di ogni singola donna». Il punto, sottolinea l’esperta, è non fermarsi alla cura dell’organo o della malattia. «Noi non siamo il tumore. Siamo persone. E una donna ha bisogno di essere curata, ma anche sostenuta e accompagnata nel recupero della propria vita».






