Era ed è uno dei tumori femminili considerati tra i più “facili” da curare, con una buona prognosi nella maggior parte dei casi, anche nelle forme avanzate: il 70-80%. Ma oggi è anche uno dei pochi per cui sia l’incidenza sia la mortalità sono in crescita: una conseguenza del fatto che per oltre 20 non ci sono state novità sul fronte delle terapie. Parliamo del tumore dell’endometrio (o corpo dell’utero), che ogni anno colpisce circa 9 mila donne, nel 90% dei casi oltre i 50 anni. Questa tendenza - l’aumento di incidenza e mortalità - potrebbe però invertirsi grazie a due grandi avanzamenti. Il primo è la scoperta che i tumori dell’endometrio non sono tutti uguali, ma ne esistono almeno quattro tipi diversi. Il secondo (che deriva dal primo) è l’arrivo dell’immunoterapia per la malattia in stadio avanzato o che recidiva. Finora era riservata a meno di un terzo delle pazienti e oggi è invece disponibile per tutte, fin dalla prima linea di trattamento.

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29 Novembre 2024

L’immunoterapia: come cambia la sopravvivenza

Il farmaco immunoterapico approvato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) si chiama dostarlimab e viene somministrato in combinazione con la chemioterapia (carboplatino e paclitaxel): lo scorso anno era stato indicato solo per le pazienti i cui tumori presentano particolari caratteristiche genomiche: il Deficit del Mismatch Repair o l’instabilità dei microsatelliti. Sulla base dei risultati dello studio clinico Ruby, infatti, queste pazienti hanno un grande vantaggio dall'aggiunta dell’immunoterapia, con la riduzione del rischio di progressione o morte pari al 72%, migliorando la qualità di vita. Sebbene inferiori, anche i vantaggi per le altre pazienti sono però significativi: una riduzione del 24% del rischio di progressione o decesso e un aumento della mediana di sopravvivenza di 7 mesi. “Sette mesi che nelle donne con la malattia avanzata sono importanti - spiega Domenica Lorusso, direttore del programma di ginecologia oncologica dell’Humanitas San Pio X di Milano e che ha partecipato allo studio Ruby - Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo, in secondo luogo perché questi risultati ci dicono che prima usiamo l’immunoterapia e meglio è”.