Uno dei buoni propositi tipici dell’inizio dell’anno è segnarsi in palestra o in piscina, spesso accompagnato dai sensi di colpa delle feste. Ma fare attività fisica non è sempre facile e non è solo questione di motivazione. In chi ha malattie oncologiche, poi, le difficoltà a muoversi possono dipendere da tanti fattori. Spesso, per esempio, si è portati a pensare che, una volta terminati i trattamenti, il compito principale del paziente sia il riposo. Ma gli studi scientifici, oggi, ci suggeriscono altro. Attivare il corpo sembra infatti la chiave non solo per sentirsi meglio nell'immediato, ma anche per prevenire altre problematiche, come quelle cardiovascolari, e migliorare la qualità di vita. Lo mostra bene una revisione sistematica degli studi esistenti condotta nel Regno Unito dall’Università di Leeds, che ha esaminato l'efficacia e la fattibilità degli interventi di attività fisica rivolti a donne che hanno superato un tumore dell'endometrio, pubblicata di recente sul Journal of Cancer Survivorship.

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29 Novembre 2024

Tumore dell’endometrio e malattie cardiovascolari

Il tumore dell'endometrio è la forma più comune di tumore ginecologico nei paesi sviluppati e i casi sono in costante aumento, con previsioni di incremento dell’incidenza di oltre il 60% entro il 2050, che si tradurrà in più di 676.000 nuove diagnosi ogni anno. Grazie ai progressi, sempre più donne possono superare la malattia, ma la fine del trattamento non coincide con la fine dei problemi di salute. Per queste pazienti, infatti, i tassi di mortalità possono essere fino a 16 volte superiori rispetto a quelli osservati in donne della stessa età nella popolazione generale, e uno dei rischi maggiori a lungo termine è lo sviluppo di malattie cardiovascolari.