Dal 2022 al 2024 il bilancio militare israeliano è raddoppiato fino a raggiungere l’83 per cento del prodotto interno lordo.
A partire dall’ottobre 2023 Israele ha sempre più fatto affidamento sugli investimenti esteri per finanziare il genocidio e l’apartheid nel Territorio palestinese occupato. In particolare, l’aumento delle spese militari è stato coperto per una media di 2,4 miliardi all’anno dai cosiddetti bond israeliani: titoli di Stato presentati come un’opportunità per “sostenere Israele in guerra”. In sostanza, chi investe acquista le obbligazioni dallo stato di Israele e, in cambio, riceve un interesse periodico fisso. Alla scadenza del titolo, Israele rimborsa l’intero capitale investito.
Per consentire la vendita dei bond all’interno dell’Unione europea, nel 2021 la Banca centrale d’Irlanda ha accettato di agire come soggetto autorizzatore del loro accesso ai mercati. Dopo le proteste dell’opinione pubblica irlandese, molto forti dopo il 2023, nel settembre 2025 Israele ha sottoscritto un accordo di un anno col Lussemburgo.
Da quando la Commissione di sorveglianza del settore finanziario del Lussemburgo ha dato l’ok, i bond israeliani sono stati posti in vendita in Austria, Francia, Germania, Paesi Bassi e nello stesso Lussemburgo.







