Ci sono quattro minacce che incombono sull’economia americana, separate ma sincrone, con il rischio di una sofferenza per Borsa e crescita se dovessero passare da un perimetro settoriale a un contagio sistemico. Le quattro variabili non sono cosa da poco e personaggi autorevoli come Jamie Dimon Ceo e presidente di JP Morgan, la più grande banca al mondo, hanno in varie occasioni richiamato l’attenzione su certe forme di esuberanza che in altri tempi, ma in circostanze simili, la geniale creatività del compianto Alan Greenspan definì «irrazionali».
Quella più pericolosa si aggira da tempo per i corridoi delle grandi istituzioni finanziarie a Wall Street e ha una matrice finanziaria, riguarda il «direct lending», quel credito diretto e privato non bancario di più agevole e rapida erogazione concesso spesso a premi superiori rispetto ai normali spread dei tassi da istituzioni finanziarie che raccolgono fondi di investimento per destinarli a queste attività. La seconda riguarda la tenuta della corsa in Borsa del settore hi-tech, specialmente nel comparto AI, dopo le sfide in arrivo da Pechino, che vanta oggi tecnologia pari a quella americana con investimenti molto minori. La terza è la nuova ondata di dazi imposti la settimana scorsa dal presidente Trump a una sessantina di Paesi, con una tariffa media del 10,1%. La quarta è l’escalation militare in Iran che lo stesso Trump vorrebbe ora contenere.







