Siamo in pericolo proprio perché la guerra prosegue: non c’è vittoria convenzionale in vista ma solo un aggravamento della stessa. Se non convince tale ragionamento, si guardi a ciò che le destre radicali europee (e antieuropeiste) stanno lucrando in termini elettorali facendo leva sulle normali angosce della popolazioneOggi più si è europeisti e più si invoca la vittoria contro la Russia e il riarmo, non solo come difesa o deterrenza ma per combattere davvero. In Italia, e negli altri Stati membri, ci sono più leader e analisti convinti della guerra inevitabile dentro i partiti europeisti che in quelli euroscettici o sovranisti. Si tratta di un paradosso tenendo conto che Jean Monnet diceva che è meglio combattersi attorno a un tavolo che sul campo di battaglia. L’idea di Europa è nata dal rifiuto della guerraMario Giropolitologo

Amministratore di Dante Lab, è stato vice presidente di SACE; professore di relazioni internazionali all'Università per stranieri di Perugia; sottosegretario agli esteri nel governo Letta e viceministro degli esteri nei governi Renzi e Gentiloni, esercitando le deleghe sulla Cooperazione allo sviluppo, l’Africa, l’America Latina e la promozione della lingua e cultura italiana. Ha iniziato gli Stati generali della Lingua e della Cultura e le conferenze Italia-Africa.