Il volto della criminalità è cambiato. Non sempre scompare, ma arretra, si nasconde, prova a esercitare il proprio potere senza esporsi. Persino il racket ha modificato linguaggio e metodi: al posto dell’uomo che si presenta davanti all’imprenditore e pretende il pizzo, arrivano gli “inviti a offrire”. È la mafia che cerca di farsi cercare, perché ormai “ha paura di metterci la faccia”. Il questore di Vibo Valentia Rodolfo Ruperti parte da qui per raccontare la sicurezza in una provincia che continua a portare sulle spalle il peso della ’ndrangheta, ma nella quale lo Stato ha alzato il livello della presenza, della prevenzione e della risposta investigativa. Un territorio controllato attraverso pattuglie, fogli di via, ammonimenti, Dacur, Daspo e sospensioni dei locali pericolosi. Ma anche con il dialogo con i giovani, l’assistenza alle donne vittime di violenza e una collaborazione quotidiana tra Questura, Prefettura, Carabinieri e le altre istituzioni. “Non credo di aver imposto nulla – chiarisce Ruperti a “Pagina Protetta”, il podcast di Radio Onda Verde ideato e condotto da Nicolino La Gamba –. Semplicemente abbiamo provato a restituire al territorio un maggiore controllo di tutte le aree. È un lavoro che richiede sempre un grande impegno e impone di non abbassare mai la guardia”.
'Ndrangheta e racket a Vibo, il questore Ruperti: "Le cosche non ci mettono più la faccia. Se cade l’omertà, la mafia finirà" (Calabria 7)
Il volto della criminalità è cambiato. Non sempre scompare, ma arretra, si nasconde, prova a esercitare il proprio potere senza esporsi. Persino il racket ha











