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I tempi cambiano e le mafie pure. Le cosche cosentine, indebolite dalle ripetute inchieste condotte dalla Dda di Catanzaro sia nel capoluogo che lungo le fasce ionica e tirrenica, vivono una stagione di parziale “immersione”.

Meno violenza per non suscitare allarme sociale e una strisciante azione di matrice estorsiva condotta in danno degli imprenditori. Poi la droga, per riempire le casse e pagare le spese legate ai detenuti.

I clan mafiosi di Cosenza, Rende, Cetraro, Sibari, Amantea, San Lucido, Scalea, Corigliano Rossano, hanno risentito dei colpi di maglio inflitti dalla magistratura rimanendo senza figure carismatiche e punti di riferimento capaci di agire concretamente nei territori.

Il professore Antonio Nicaso, ospite della nostra redazione, è autore con Nicola Gratteri di molti volumi sui sistemi criminali e insegna storia delle mafie in due università del Nordamerica. Ne abbiamo approfittato per chiedergli cosa pensa della situazione della ’ndrangheta nell’area settentrionale della Calabria.