Sono diciotto in tutto, disseminati tra Marche, Emilia-Romagna e Umbria, i teatri “condominiali” diventati oggi patrimonio dell’Unesco. Il verdetto del comitato del Patrimonio mondiale, riunito a Busan, in Corea del Sud, ha riconosciuto il valore di questo sistema che racconta una storia tutta italiana: quella di comunità che, tra Settecento e Ottocento, si tassavano per costruire un teatro e ne diventavano comproprietarie.
La candidatura era stata promossa dal Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli in collaborazione con il Ministero della Cultura. "Il riconoscimento - ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli – celebra l'eccezionale valore universale di questi gioielli architettonici, che sono, da oltre due secoli, centri vitali di fruizione culturale, di identità e di coesione sociale per le comunità che li custodiscono. I teatri condominiali sono una infrastruttura culturale italiana di eccellenza, che, in maniera innovativa, ha permesso a generazioni di cittadini nei borghi e nei piccoli centri dell'Italia centrale di fruire dell'Opera, della musica classica e di altre forme di spettacolo dal vivo”.
Il nuovo riconoscimento, che porta a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella lista Unesco, comprende, tra gli altri, il Teatro Pergolesi di Jesi, il Ventidio Basso ad Ascoli Piceno, il Nuovo Gian Carlo Menotti a Spoleto.











