Prende le misure di collo, torace, polsi alla Milano che vive e lavora su misura ormai dal 2007. Vent’anni di taglie, vezzi, capricci, bottoni in madreperla australiana, pieghe centrali e laterali, a partire da 65 euro a camicia. E sono decine di migliaia i clienti che ogni anno si fanno cucire il più classico dei capi sublimandolo in un capo unico da Olga. In via Comelico al 3, negozio storico aperto nel ’47 da Olga, una di quelle lavoratrici pignole, abilissime e instancabili che un tempo si definivano “sartine”, un tempio del lavoro salvato dalla chiusura e rilanciato in monumento cittadino del vestire come si deve al di là mode e passerella. E poi da due anni serve colazioni, pranzi, merende, aperitivi e cene a ciclo continuo là dove i bicchieri tintinnano, pare, dall’Ottocento e dove dagli anni Sessanta e per i successivi sessant’anni e rotti hanno carezzato le cementine al pavimento le ciabatte di Lina Orsolina, leggendaria anima di un locale popolare che all’angolo tra via D’Oggiono e via Alessi in Porta Genova oggi, uguale ma nuovo, si chiama La Conca. Un social bar, nel senso che serve a finanziare un’omonima associazione, La Conca, attraverso cui a cento ragazze e ragazzi portatori di disabilità è data occasione di stare insieme ma non da soli, imparare, lavorare. Ennesimo salvataggio, ennesimo rilancio nel rispetto scrupoloso dell’esistente. «Non sono un passatista, ma credo la mia predilezione per una certa idea di città di una volta, romantica ma efficiente, emerga dai luoghi che ho adottato e che sono oggi la mia vita» ammette Ciro Verratti. Diventato all’improvviso prima sarto e poi “oste” con una missione generosa. Un milanese classe ’73 che indossa, senza baffi, solo camicie, magliette mai.
Ciro Verratti: “Dalle camicie al sociale il mio pallino è il fatto bene”
Prima sarto e poi oste della Conca con una missione generosa, di fondo l’idea di salvare e rilanciare due posti storici della città







