Pioggia. Slalom. Centrata. Questa storia comincia con una pozzanghera. E da acqua che va da tutte le parti: sulle scarpe, dentro le scarpe, sui pantaloni, sulla camicia.

«Aiutatemi per carità». Il giovanotto si fionda fradicio nel negozio del sciur Zunini, ha una faccenda complicata da gestire: «Devo andare a conoscere il mio futuro suocero, sono finito nel fango. Non posso presentarmi così». Panico. Un commesso-garzone osserva basito: «Abbiamo solo scampoli e tessuti». E però. «Però magari...». Mentre nella testa dell’aspirante sposo il matrimonio va a rotoli, l’altro sparisce nel retrobottega, riemerge e cala l’asso. «Indossate questi». Palandrana color tabacco, pantaloni tortora, cravattone di seta cremisi. «Il signor Zunini è fuori città: usate i suoi abiti». Il cliente riparte (tornerà con la mancia) e il commesso chiarisce: «È un prestito!». Ma soprattutto una folgorazione.