di
Gaia Piccardi
Il coach Cahill dopo Wimbledon: «Jannik non è più il ragazzino che pensa solo al tennis che ho incontrato nel luglio 2022: è cresciuto, è diventato un uomo, ha una fidanzata, altri interessi»
L’amministratore delegato della Sinner Corporation, 11.620.364 dollari fatturati in montepremi nei primi sette mesi dell’anno corrente, è in crociera. Macché vacanze: gli uomini-azienda come Jannik producono anche quando non lavorano. Venerdì cena di gala (a pagamento), ieri shooting fotografico sul ponte e dimostrazione di padel. Si è imbarcato in braghe corte e zainetto sulle spalle, è ricomparso in grisaglia, immerso nel ruolo. Il tennis non aspetta nessuno, però: dopo la riconquista di Wimbledon c’era da fare una scelta. E Jannik Sinner non è tipo da commettere lo stesso errore due volte.
L’inseguimento del record assoluto — il primo e forse, chissà, l’ultimo che non avrebbe dovuto dividere con nessuno degli Immortali —, cioè la conquista dei nove Master 1000 nell’arco dell’anno solare (è già a quota cinque), è stato sacrificato sull’altare del «mio benessere personale». Così lo definisce Sinner. E se è chiaro l’intento di rinunciare a Montreal per puntare sulla doppietta Cincinnati-Us Open evitando il rischio di burnout psicofisico alla base della clamorosa implosione di Parigi, lo scorso 28 maggio con il carneade Cerundolo, c’è un altro significato dietro la scelta di prudenza del numero uno del mondo, perfettamente consapevole, tra Indian Wells e Roma, di aver sopravvalutato le proprie forze.










