"Quando arriviamo davanti al Signore c’è una sola valigia che possiamo portare con noi: quella che contiene il bene fatto nella vita". È attorno a questa immagine, semplice e potente, che don Alvaro Bardelli ha costruito l’omelia con cui in Duomo ha accompagnato Roberto Bardelli nel suo ultimo viaggio. "Roberto è fortunato – ha detto il sacerdote – perché quella valigia è piena. Dentro ci sono la generosità, l’attenzione agli ultimi, il cuore aperto verso chi aveva bisogno".
Una metafora che ha riassunto bene la vita del Breda, scomparso venerdì a 54 anni dopo una malattia affrontata con discrezione e coraggio. Il Duomo era gremito. Un popolo eterogeneo, fatto di amici, politici, musicisti, quartieristi, tifosi e semplici conoscenti, si è ritrovato per stringersi attorno alla moglie Barbara, al figlio Andrea, alla madre Domenica e alla sorella. Una folla che raccontava quanto Bardelli fosse riuscito, negli anni, a creare legami tra mondi diversi. Nell’omelia, don Alvaro ha invitato a guardare oltre il dolore della separazione. "Noi cristiani non celebriamo la morte, ma la vita. La morte non è il traguardo, il traguardo è la vita eterna". E ha ricordato come Bardelli, pur avendo conosciuto la sofferenza, non avesse mai smesso di dedicarsi agli altri. "Ha avuto la sua parte di dolore, ma ha mantenuto il cuore aperto agli umili, a chi cercava una casa, a chi aveva bisogno di una mano. E lo ha fatto sempre con il sorriso".











