VICENZA - A tre decenni da quel tiro sopra la traversa, la finale di Pasadena è rimasta l’incubo delle notti di Roberto Baggio. «Sogno ancora quel rigore, di continuo», ha confidato anche di recente l’ex ragazzo di Caldogno. Ma proprio negli Stati Uniti l’eterno Divin Codino sta riscontrando quest’estate un affetto che nessun penalty sbagliato potrà mai cancellare. Lo documentano le sue pagine social, zeppe di immagini con i tifosi incolonnati per un selfie e un autografo, scattate negli stadi dei Mondiali e al Rizzoli Bookstore di New York.

Il campione di Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia, infatti, ha presentato “A light in the darkness”, versione in inglese dell’autobiografia “Luce nell’oscurità”, scritta con la figlia-manager Valentina Baggio e il giornalista-dirigente Matteo Marani. Nel racconto della sua vita di calciatore e di uomo, ampio spazio è dedicato agli aspetti spirituali del suo essere buddista. Una fede che, sempre in questi giorni, è richiamata nelle motivazioni della sentenza con cui la Cassazione ha assolto l’animalista padovano Paolo Mocavero dall’accusa di averlo diffamato. IL CUORE Nell’edizione anglofona, il libro uscirà il prossimo 29 settembre. L’evento di lancio a Broadway ha registrato il tutto esaurito. «È stato davvero emozionante incontrare ognuno di voi», ha scritto Baggio ai sostenitori, toccando un tema che riecheggia nelle sue pagine: «L’amore popolare mi ha dato tanto nella vita e mi commuove ogni volta per la sua potenza. Ho sempre fatto il massimo per ricambiarlo: questo attraeva, inevitabilmente, molta invidia. Che acceca, corrompe, corrode il cuore di chi non sa fare i conti con il proprio ego». Pulsioni contrastanti che l’ex azzurro ha imparato ad affrontare anche grazie al buddismo, tanto da aver spesso ricordato che senza quella pratica non sarebbe diventato quello che è stato e che è, Pallone d’Oro compreso.IL VERDETTO Curiosamente proprio la sua spiritualità è citata nel verdetto con cui la Suprema Corte ha annullato la condanna a 5 mesi di reclusione che la Corte d’Appello di Venezia aveva inflitto lo scorso anno a Mocavero, ritenendo che l’attivista avesse compiuto «un'aggressione gratuita alla sfera morale della persona offesa, manifestando un immotivato e feroce disprezzo personale». Il leader di Centopercentoanimalisti era accusato di diffamazione aggravata ai danni di Baggio, «per averne offeso la reputazione» nel 2018 attraverso un post su Facebook e un intervento nel programma radiofonico “La zanzara”. Secondo la Cassazione, è indubbia «la natura diffamatoria delle espressioni in imputazione che hanno attribuito a Roberto Baggio qualità sfavorevoli, gettando una luce negativa su di lui», tuttavia ricorrono «i presupposti della scriminante dell'esercizio del diritto di critica».Innanzi tutto, «ricorre il requisito della verità dei fatti posti a fondamento delle espressioni denigratorie», poiché l’ex calciatore, «pur praticando da molti anni il buddismo, è un cacciatore e si dedica alla caccia nella propria casa in Argentina». Inoltre, con le frasi offensive «è stato manifestato un giudizio negativo, una sferzante disapprovazione, certamente con toni aspri e taglienti, e tuttavia in maniera pertinente al tema in discussione e non sproporzionato nello specifico contesto, per l'appunto critico e funzionale all'argomentazione sostenuta, in cui l'imputato le ha formulate». Per i giudici di terzo grado, dunque, «non può ravvisarsi un attacco gratuito ed arbitrario al patrimonio morale della persona offesa, tale da trasmodare in un'invettiva personale mediante espressioni inutilmente umilianti». Per questo è stata annullata senza rinvio la condanna, con le relative statuizioni civili. L’ex numero 10 potrà consolarsi con il successo che sta registrando come scrittore, da quest’estate pure Oltreoceano.