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10 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:57
Convive ancora con lo spettro di quel rigore sbagliato nel lontano 1994, ma anche con la consapevolezza che la vita sia fatta di segni e che ogni gesto lasci nella propria anima una potente traccia karmica: si racconta così Roberto Baggio in un’intervista al Corriere della Sera, con la serenità di chi ha compreso che tutto il dolore che si affronta sia in realtà una complessa forma di riscatto.
Quel capo chino che mostrò al mondo a Pasadena – quando il Brasile batté l’Italia ai calci di rigore aggiudicandosi la finale dei Mondiali di Usa ’94 – è la prova di una sua piccola espiazione: “Per me non era un gesto costruito, era semplicemente quello che sentivo. Un modo silenzioso, forse inconsapevole di chiedere scusa all’Italia e a tutte le persone che avevano sperato con noi”. Eppure per Baggio quel pallone finito in tribuna ha rappresentato molto più rispetto a ciò che la realtà voluto farci credere: “Pochi mesi prima era morto Ayrton Senna. Dicono che sia stato lui a deviare il pallone sopra la traversa. Sono cose che appartengono al mistero, alla sensibilità di ciascuno. Posso solo dire che quel pallone ancora oggi per me resta sospeso in un luogo difficile da raggiungere con le parole”.






