«Quando ho smesso di giocare è stata quasi una liberazione. Gli ultimi anni giocavo la domenica e poi i giorni dopo dovevo rimanere assolutamente fermo. Si gonfiano tutte e due le ginocchia e diventava un calvario». Così Roberto Baggio, ospite del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, ricorda gli ultimi anni della sua gloriosa carriera, condita da 2 scudetti, una coppa Uefa e soprattutto il Pallone d’Oro del 1993.
Il primo infortunio a 18 anni
«Era il maggio del 1985 e mancavano tre giornate alla fine del campionato – ricorda l’ex numero 10 –. Facciamo 1-0 dopo pochissimi minuti e nell'azione successiva faccio una scivolata per togliere il pallone a un avversario. Lì, purtroppo, mi sono spaccato». Qui nasce il calvario di Baggio e dei suoi infortuni. «In quegli anni, per un infortunio del genere si chiudeva la carriera – racconta –. Avevo il crociato completamente rotto e un problema al collaterale, alla capsula. Mi sono operato in Francia, a Saint Etienne. Mi hanno ricostruito il crociato con il vasto mediale, con un muscolo che tutti abbiamo nella parte interna sopra al ginocchio, senza protesi. Questo pezzo di muscolo però non ricresce e per questo ho avuto altri infortuni in carriera, dovuti alla mancanza di stabilità dell’articolazione».








