VENEZIA - Valentina Dadda e Francois Gelmetti, i due ex collaboratori di Ilaria Salis licenziati con una lettera del febbraio scorso, sono i gestori di Ca’ Dadda a Venezia. Si tratta di un lussuoso palazzo sul Canal Grande a pochi metri da Rialto che offre i propri spazi ad uso turistico ricettivo o per eventi. Accogliente, ma non per tutti, visto che il soggiorno a ferragosto (13-15 agosto 2026), per due persone per due notti, costa 3880 euro. E non è che le cifre si scostino tanto in altri periodi dell’anno, visto che una camera, sempre per due notti, il secondo fine settimana di ottobre (9-11 ottobre) è quotata invece 4080 euro.
L'indennizzo Ai due il giudice aveva stabilito un indennizzo di 147.900 euro a Dadda e 153mila a Gelmetti, visto che, secondo la tesi della Giustizia, non figuravano i presupposti del licenziamento per giusta causa avvenuto per opera di Salis. L’eurodeputata di Sinistra italiana, nata a Milano nel 1984, aveva affermato che con i due era venuta meno la fiducia, imputando, tra gli altri motivi, anche una gestione inefficiente della casella di posta elettronica. La sconfitta, ad ora, come ha spiegato la stessa donna in un video pubblico, è in attesa di esecuzione, in quanto è previsto un processo d’appello. Nel medesimo monologo chiarisce anche di non esser stata presente al processo di primo grado in quanto non ne era stata messa al corrente, affermando di aver saputo della vicenda solo dopo la condanna. Salis aveva inoltre fatto intendere che i due avessero i mezzi per sostentarsi.E osservando il sito di Ca’ Dadda si nota che, oltre alle camere, il palazzetto è utilizzato anche per servizi legati a eventi, come chef personali, musica dal vivo, servizi di ricevimento personalizzati, eventi aziendali, affidati però a una ditta esterna, Promoest. Non manca la pubblicazione dell’edificio tra le sedi della Biennale, in cui si legge che «Il palazzo preottocentesco è composto da due piani e una terrazza di 30 mq. sospesa sul Canal Grande. L’immobile, recentemente ristrutturato, offre spazi ampi e luminosi; gode di un accesso da terra e un attracco privato con porta d’acqua». L'eurodeputata L’eurodeputata era salita alle ribalte della cronaca quando si era trovata al centro di un’intricata vicenda giudiziaria e diplomatica durante il suo arresto a Budapest. In quell’occasione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva manifestato vicinanza alla donna attraverso una telefonata al padre Roberto. Durante la detenzione ungherese, Salis aveva suscitato le reazioni di tutto il mondo, visto che era apparsa in tribunale con manette ai polsi, catene e ceppi. Nel 2024 Avs (Alleanza verdi e sinistra) l’ha candidata alle elezioni europee, garantendole, una volta eletta, l’immunità parlamentare. Tornando alla vicenda del risarcimento, Salis aveva dichiarato in un video che non avrebbe lasciato i due «privi di mezzi di sostentamento», evidenziando allo stesso tempo la situazione reddituale legata alla «loro attuale attività lavorativa». Restando alla gestione di Ca’ Dadda, si evince come anche questo edificio sia passato da residenziale a turistico, come accade in molte abitazioni della città, contribuendo all’espulsione di residenti.È sufficiente infatti andare sul sito per leggere ciò che scrive la stessa Valentina: «Questa dimora è stata il cuore della mia famiglia per tre generazioni. Ho trascorso qui la mia infanzia, circondata dai riflessi scintillanti dell’acqua e da stanze piene di ricordi di famiglia. Ca’ Dadda non è solo una casa, è un pezzo di storia viva e condividerla con voi è un privilegio». Dadda e Gelmetti chiariscono anche che sul palazzo sono stati fatti investimenti per renderlo appetibile all’economia del turismo di fascia lussuosa: «Abbiamo intrapreso un percorso appassionato per riportarla al suo antico splendore. Due anni di meticolosi lavori di ristrutturazione, con materiali accuratamente selezionati e la maestria degli artigiani veneziani, l’hanno trasformata in un rifugio dal fascino e dall’eleganza contemporanei».






