PADOVA - Un bilancio rigido che rischia di rimanere ingabbiato nei vincoli normativi invece di lasciar respirare i conti. La revisione delle norme legate all’utilizzo dei soldi entrati nelle casse comunali grazie alle multe per la violazione del codice della strada, potrebbe strozzare gli investimenti delle amministrazioni comunali. Per questo da Palazzo Moroni venerdì sera è partita una lettera indirizzata all’Anci (che in settimana aveva organizzato un incontro sul tema) con tanto di proposta di gestione diversa rispetto a quella ipotizzata.

Come funziona L’articolo 208 del Codice della Strada impone un vincolo di destinazione del 50% sui verbali ordinari (quota che sale al 100% per i superamenti dei limiti di velocità, come previsto (art. 142). Una stretta creditizia interna che, a causa delle recenti evoluzioni normative, rischia di blindare anche le quote precedentemente considerate libere, creando quindi forti asimmetrie nella spesa pubblica locale. Da un lato, il Comune registra entrate costanti grazie all’attività di accertamento (media tra i 20 e i 25 milioni all’anno, di cui 6 solo dagli autovelox). Dall’altro, si trova nell’impossibilità di redistribuire questa liquidità secondo le reali priorità del territorio. I fondi accumulati dalle multe stradali corrono su un binario unico e blindato però, dalla manutenzione infrastrutturale (asfalto, barriere di sicurezza e potenziamento della segnaletica), a quella sostenibile (investimenti vincolati alla rete ciclistica cittadina), fino alla strumentazione tecnica (acquisto di mezzi e dotazioni per il controllo stradale). Gli effetti Questo ha generato uno spiazzamento economico, perché i capitoli legati alla mobilità e alla sicurezza stradale godono di una copertura finanziaria autonoma (e robusta), mentre la spesa corrente destinata ad altri servizi pubblici essenziali – come il welfare, gli asili nido, la cultura e il verde pubblico – soffre di una cronica carenza di risorse, non potendo beneficiare di questi flussi di cassa. Per correggere questa “distorsione” e ottimizzare la spending review comunale, i dirigenti di Palazzo Moroni durante gli incontri con Anci hanno proposto la revisione dei criteri di rendicontazione dei costi ammissibili. Attualmente, i proventi delle sanzioni possono finanziare soltanto i progetti speciali o gli incentivi straordinari della polizia locale. Anche gli emolumenti ordinari e gli stipendi base degli agenti restano interamente a carico della spesa corrente generale del Comune. Consentire il pagamento degli stipendi della polizia locale all'interno della quota vincolata dell'art. 208 (riconoscendo quindi formalmente gli agenti come attori primari della sicurezza stradale) porterebbe un certo sollievo sul bilancio generale. Questa riclassificazione dei costi, infatti, libererebbe risorse fresche nella spesa corrente, spendibili immediatamente sui servizi sociali e sul territorio. La sostenibilità A gravare sull’equazione finanziaria è la sostenibilità delle tariffe delle sanzioni. Il valore nominale dei singoli verbali, giudicato troppo elevato rispetto alla capacità di spesa media attuale, rischia di compromettere l’effettivo tasso di riscossione del Comune. L’emissione di multe dal valore sproporzionato gonfia i residui attivi del bilancio (crediti vantati ma non ancora incassati), costringendo quindi l’ente a rimpinguare il fondo crediti di dubbia esigibilità. Un meccanismo di prudenza contabile che congela un’ulteriore fetta di risorse, riducendo la reale capacità di spesa di Padova. La sfida economica per Palazzo Moroni si gioca quindi sulla richiesta di una maggiore flessibilità normativa, per evitare che la rigidità tagli servizi ai cittadini.