L’intrepido Kimi. Per una volta Antonelli non ha una Mercedes da pole a Budapest. Ma ci prova lo stesso. Guida al limite, spesso oltre. Pochi sanno tagliare le curve come il bolognese. Uno stile aggressivo, molto personale, forse unico. E una capacità rara di imparare dall’esperienza. Nelle qualifiche in Austria aveva commesso un errore, alzando il piede con una bandiera gialla, molto contestata perché tutti si aspettavano una doppia o persino una rossa, per un botto di Max Verstappen a muro. Ne aveva approfittato George Russell, che aveva spinto per la pole (il britannico disse al compagno, un po’ in italiano e un po’ in inglese, «stai calmo»).
In Ungheria stessa situazione: Max si gira sul finale della Q3, bandiera gialla, Kimi stavolta non rallenta, o almeno non lo fa abbastanza, anzi migliora il proprio crono. Chiude quarto, ma i commissari analizzano i suoi dati, la telemetria non mente, i microsettori producono la sentenza: tre posizioni di penalità, partirà settimo, dietro Russell.
Se fosse rimasto ai box col tempo del primo tentativo, avrebbe chiuso terzo. Deluso e provato, l’azzurro che comanda il Mondiale e continuerà a farlo al di là di come andrà a finire oggi: «Peccato, anche se il mio giro era massimo da terzo posto, sarei comunque stato un decimo dietro Lando. Là dove c’era Max fermo, ho mollato. La bandiera gialla è arrivata proprio quando stavo entrando in curva e mi ha distratto. Anche se pure nel primo giro avevo sbagliato lì. Sessione difficile. Abbiamo fatto fatica con la temperatura delle gomme. È stato comunque un insegnamento. Senza tutto quello che è successo, potevo lottare per la pole».








