Pavia Ci sarà un giorno, a questo punto non molto lontano, in cui furgoni, camion, Tir si fermeranno. E allora, alimentari e medicinali, solo per citare i generi di primissima necessità, languiranno nei depositi perchè di fatto saranno intrasportabili, almeno su gomma. Non è il finale di un film catastrofico, ma quanto potrebbe succedere se gli autotrasportatori, soprattutto i più piccoli, quelli sulle cui spalle ricadono i costi, alzassero bandiera bianca a causa del costo carburante la cui pazza corsa al rincaro sembra non avere fine. Luciano Castelli, presidente provinciale di Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato) cerca di essere più ottimista rispetto ad uno scenario di questo tipo. Ma non nasconde la drammaticità del momento. «Parto da un esempio – spiega –. Un mezzo pesante fa all’incirca 1 km con un litro di gasolio. Centomila chilometri all’anno sono il minimo per chi fa questo lavoro. Fate voi i calcoli. Con il prezzo del carburante che in pochi mesi è passato da 1,70 al litro a più di 2 euro...». Chi ha mezzi più piccoli, come i furgoni, non se la passa meglio: «Vero che i consumi sono inferiori, ma parliamo anche di aziende piccole, spesso a conduzione familiare. Tutti i costi ricadono sulle spalle dell’imprenditore. E non dimentichiamoci che l’aumento del costo dell’energia, in genere, incide anche sulla manutenzione dei mezzi, delle riparazioni, delle sostituzioni delle parti meccaniche». Chi rischia più di tutti? «Chi ha un contratto monomandatario a breve medio termine – risponde il presidente provinciale di Cna –. E’ come essere un dipendente coi propri soldi. Se chiudo un contratto ad una certa cifra e nel frattempo il costo del carburante schizza alle stelle il guadagno viene eroso. Sei in trappola, in altre parole». Dire che l’aumento del prezzo del gasolio impatta sull’attività dell’autotrasporto, soprattutto delle piccole e medie imprese, è un eufemismo. «Non voglio sembrare catastrofista, ma la situazione è davvero al limite – ammette –. Nella categoria non c’è più solo sconforto o preoccupazione. C’è paura. Perchè è una situazione sempre più drammatica e pare senza fine». A questo, per gli autotrasportatori della provincia di Pavia, si aggiunge il problema chiusura ponti, a partire da quello di Bressana. «Becca, Gerola non solo Bressana – ricorda Castellin –. Per chi fa questo lavoro vuol dire allungare di centinaia di chilometri tutti i giorni il tragitto. C’è chi, per la disperazione, ha affittato un capannone oltre il fiume per tagliare i costi del trasporto». Soluzioni? «Aiuti, come per l’agricoltura o la pesca – conclude –. Altre soluzioni non ne vedo sinceramente. I ristori o il credito d’imposta anche per questo settore sono diventati di vitale importanza». Oppure lo scenario catastrofico dello stop del trasporto potrebbe diventare una realtà.