La sentenza del tribunale di Arezzo arriva dopo una lunga vicenda giudiziaria. La vita del neonato fu compromessa proprio dalla decisione presa in sala parto

Dopo oltre vent’anni si chiude, almeno in primo grado, una lunga vicenda giudiziaria nata dalle gravi lesioni riportate da un bambino durante il parto. Il tribunale di Arezzo ha condannato l’ospedale a risarcire la famiglia con oltre 3 milioni di euro, ritenendo che i medici avrebbero dovuto intervenire con un cesareo dopo i primi segnali di sofferenza del feto. La famiglia ha scoperto solo molti anni dopo che le condizioni del figlio erano legate a quanto accaduto durante la nascita.

Cos’è successo durante il parto

La vicenda risale a oltre vent’anni fa. La donna, alla sua prima gravidanza, era arrivata all’ospedale di Arezzo durante la notte, a travaglio già iniziato. Alle sette del mattino si è verificata la rottura delle membrane con la presenza di liquido amniotico tinto, un segnale di possibile sofferenza del feto. Secondo quanto ricostruito dal tribunale, nonostante questo il travaglio è proseguito e i medici hanno somministrato alla donna farmaci per intensificare le contrazioni. Solo in un secondo momento hanno tentato il parto con la ventosa. Il bambino è nato alle 8.26 in condizioni gravissime, senza respirazione spontanea, con il battito rallentato e un forte calo del tono muscolare, tanto da richiedere un’immediata rianimazione.