Secondo il giudice, la madre non fu informata dei rischi legati all'ossitocina dopo un precedente cesareo

L’Ausl di Reggio Emilia è stata condannata a risarcire con circa 3 milioni e 750mila euro un bambino di sei anni, nato con una grave tetraplegia, e la sua famiglia. È quanto stabilito dal Tribunale di Reggio Emilia con una sentenza di primo grado che individua responsabilità nella gestione del parto avvenuto nel gennaio 2020 all’ospedale Santa Maria Nuova.

I motivi del giudice

Secondo la giudice della seconda sezione civile, la madre non sarebbe stata adeguatamente informata dei rischi connessi alla somministrazione di ossitocina in una paziente che aveva già affrontato un parto cesareo. Per questo motivo, si legge nella sentenza, la donna «non avrebbe prestato il consenso a proseguire con l’induzione del parto» se avesse ricevuto informazioni complete sulle possibili conseguenze della procedura.

L’induzione del travaglio senza consenso della donna