«Matilde era innamorata della vita, non si meritava una fine così. Lei era il mio sole, non c’è più. La sua mancanza è una sofferenza continua». Non c’è traccia di sollievo nelle parole della signora Elvia Pia, mamma di Matilde, la ragazza di 20 anni di Montegrosso d’Asti, morta la notte dell’11 dicembre scorso per le conseguenze dell’incidente stradale avvenuto sull’autostrada A33, quasi all’altezza dello svincolo del Turchino. A volte la giustizia lascia smarriti. Si aspettava una condanna per tutti i due i conducenti delle Porsche. Convinta che quella sera, sul tratto di autostrada verso Alba, le due auto fossero impegnate in una gara. Non è andata così. «Non so valutare questa sentenza, dovremo aspettare le motivazioni per comprendere la decisione del giudice» dice, uscendo dal tribunale, accompagnata dai familiari e dal suo avvocato Pierpaolo Berardi.

“Voglio capire cosa è successo” Lo scorso aprile, durante le prove su strada organizzate dai consulenti incaricati di ricostruire lo schianto, aveva voluto assistere ai test. «Sono qui perché voglio capire che cosa è successo». E ieri, venerdì 24 luglio, nonostante le ferite e le fragilità che si porta addosso da quella sera, la mamma di Matilde è rimasta tutto il giorno in aula, combattendo con le emozioni e tenendo a bada i ricordi che arrivano all’improvviso e tolgono il fiato. Ha ascoltato l’interrogatorio di Davide Bertello, l’automobilista della seconda Porsche, che ha ricostruito le fasi di quella giornata. Due ore di botta e riposta con il giudice Matteo Bertelli Motta che ha scandagliato gli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Sara Paterno. Poi le discussioni degli avvocati. E qui quanto dolore. «Sentire certe frasi mi ha fatto provare tanta rabbia, come se la vita di mia figlia non avesse valore, come se tutto fosse scontato, senza senso» afferma, commentando le arringhe dei difensori. Nessuna gara tra Porsche Una lunga giornata: processo a porte chiuse, per via del rito abbreviato. Poi la decisione, dopo appena un’ora di camera di consiglio. Bertello e Vacchina hanno ascoltato il verdetto l’uno accanto all’altro. Il primo assolto, l’altro condannato a 8 anni per l’omicidio stradale. Nessuna gara. Franco Vacchina e Davide Bertello, scortati dai loro avvocati, Ferruccio Rattazzi, Giacomo Francini e Michele Galasso, sono usciti dal retro del tribunale per evitare i cronisti.