Il commento del generale della Guardia di Finanza in congedo Alessandro Butticé, già portavoce dell’Ufficio europeo per la lotta alla Frode (Olaf) e dirigente della Commissione europea, alla relazione speciale 2026 della Corte dei conti europea sulla strategia Antifrode della Commissione europea
La Relazione speciale n. 18/2026 della Corte dei conti europea non è soltanto un audit sulla strategia antifrode della Commissione. È un campanello d’allarme sull’intera architettura europea di tutela degli interessi finanziari dell’Unione. Il giudizio, usato nel sottotitolo, è tanto sintetico quanto eloquente: la strategia è “esaustiva, ma manca di ambizione”. È difficile non leggere questa valutazione anche come una riflessione sul futuro dell’Olaf, che si sta discutendo nelle aule del parlamento europeo (Comissione controllo del Bilancio) e del Consiglio, oltre che negli uffici della Commissione europea. Come ho scritto recentemente su L’Identità, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) è oggi un gigante investigativo alla ricerca di una nuova missione. Nato in un’epoca in cui non esistevano né il Procuratore europeo (l’Eppo) né l’attuale Europol, l’Olaf fu il motore della lotta antifrode europea. Oggi, però, il contesto è radicalmente cambiato.







