Cinquecentocinquantaquattro segnalazioni trasmesse all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), per un importo complessivo di 67,5 milioni di euro. Di queste, 485 relative a irregolarità - l’87,55% del totale - e 69 a frodi accertate, il 12,45%. Sono i numeri italiani che emergono dalla Relazione 2024 el Colaf, il Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea, presentata il 5 marzo scorso alla Sala polifunzionale della presidenza del Consiglio dei ministri.
A presiedere il Comitato è il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti, che nella presentazione ha rivendicato con forza il ruolo dell’Italia. «Oggi presentiamo un’importante relazione che dà conto dell’attività condotta dal Colaf che da oltre trent’anni svolge un’importante azione di indirizzo e coordinamento a livello nazionale tra tutte le Autorità che tutelano gli interessi finanziari dell’Unione Europea», ha dichiarato il ministro. Poi l’affondo: «Come dimostrano i fatti, l’Italia è all’avanguardia in questa azione e i numeri lo attestano in modo chiaro e significativo».
Foti ha insistito sul valore strategico del Comitato, descrivendolo come garanzia strutturale e non solo organismo di raccordo. «Il fatto di poter contare su un Organismo così prestigioso e di alto livello, con funzioni non solo di raccordo ma anche e soprattutto di monitoraggio e verifica, rappresenta la migliore garanzia che vi sia un costante controllo preventivo e successivo sul corretto utilizzo delle risorse nazionali e dell’Ue, affinché siano impiegate per le finalità cui erano destinate e non siano invece utilizzate in modo irregolare o fraudolento», ha aggiunto. E ha chiuso ribadendo la direzione: «Un impegno costante a garanzia della legalità e della corretta destinazione dei fondi europei».






