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Ultimo aggiornamento: 19:02
La Penisola è sorvegliata speciale per le truffe alla Ue: anche lo scorso anno l’Italia è rimasta saldamente in testa con largo vantaggio nella “classifica” dei Paesi europei con il maggior numero di procedimenti penali aperti per reati contro l’Unione Europea. Il dato emerge dal bilancio di fine anno della Procura Europea (Eppo) che in Italia conta su 20 magistrati distribuiti sul territorio. Ma a questo primato negativo la stessa Eppo scrive che se ne affianca anche un altro, ben più positivo: “La conclusione da trarsi – dice Andrea Venegoni, procuratore europeo per l’Italia – non è tanto che l’Italia è il Paese peggiore d’Europa in termini di reati contro l’Ue, ma è che” l’Italia è “probabilmente quello con la capacità investigativa più sviluppata grazie all’esperienza di magistrati e forze dell’ordine nell’accertare i fatti in modo capillare”. Un primato che poggia sull’expertise della Guardia di Finanza, citata apertamente nel rapporto come corpo d’elite a livello europeo nel contrasto alle frodi contro le finanze pubbliche.
Il numero delle indagini attive a fine 2025 da parte di Eppo nella Ue era di 3.602, in crescita del 35% rispetto al 2024, per un danno stimato record di 67,27 miliardi per i bilanci Ue e nazionali. Una cifra quasi triplicata rispetto ai 24,8 miliardi dell’anno precedente. Oltre due terzi del danno (45,01 miliardi di euro) derivano da frodi sulle entrate dell’Ue, in particolare frodi all’Iva e doganali. In Italia le inchieste attive al 31 dicembre scorso erano 991, per un danno potenziale di 28,71 miliardi, contro le 535 indagini della Romania e le 360 della Germania, seconda e terza.








