La scelta di Pirlo ct dell'Italia fa discutere ancora prima dell'annuncio ufficiale. Non soltanto perché in molti non capiscono il motivo per cui un allenatore con un curriculum non straordinario possa essere chiamato alla guida della nazionale, ma anche per motivi che con il campo non hanno nulla a che vedere. E' giusto che un ruolo così rappresentativo per un Paese possa fare propaganda per la Russia di Putin? Un ct non è un semplice allenatore di club, è una figura istituzionale, un volto che rappresenta l'Italia nel mondo. Ed è proprio su questo piano che sta crescendo un fronte critico legato ad alcune sue recenti scelte extra-campo.La questione si snoda attraverso due momenti chiave. Pirlo è diventato global ambassador di Fonbet, il principale bookmaker russo. Al di là dell'accordo commerciale in sé, a far discutere sono state le modalità di comunicazione dell'azienda, che ha presentato l'ingaggio della stella italiana come la prova tangibile che, nonostante le sanzioni e il clima politico attorno a Mosca, fosse ancora possibile coinvolgere icone dello sport globale.Successivamente, l'ex centrocampista è comparso nella capitale russa per presenziare al Football Day organizzato dallo stesso brand. La sua presenza, coincisa con una fase particolarmente drammatica del conflitto in Ucraina, ha sollevato ferme reazioni da parte di diversi osservatori e atleti internazionali, tra cui lo scheletonista ucraino Vladyslav Heraskevych, che hanno criticato duramente la scelta di presenziare all'evento.È doveroso chiarire il quadro: Andrea Pirlo non ha violato alcuna legge, né gli si può negare il diritto, da libero professionista, di stringere accordi di sponsorizzazione o di curare i propri interessi d'immagine. Tuttavia, le perplessità sollevate da più parti non riguardano la legalità dell'operato, bensì l'opportunità politica e simbolica di questa nomina da parte della Figc. La domanda che si sta ponendo un'ampia fetta di opinione pubblica non nasce da un intento censorio, ma da una riflessione sul ruolo della Nazionale.In un'epoca in cui lo sport è sempre più interconnesso con le dinamiche geopolitiche, la reputazione e i simboli hanno un peso specifico enorme. Il nodo sollevato dai critici riguarda la compatibilità tra l'essere la guida simbolica del calcio italiano e l'essere stato, anche solo a titolo promozionale, il volto di un brand che ha rivendicato quell'accordo come un segnale per superare l'isolamento internazionale della Russia.Perché allenare una squadra richiede competenza tattica; rappresentare un Paese, spesso, richiede di fare i conti con un quadro molto più complesso.Questa è la polemica che sta montando in alcuni ambienti.