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Il 78,1% degli immigrati ha un lavoro, il 13,2% non lo ha ma lo sta cercando, l’8,6% non lo sta cercando (tra questi ultimi, pensionati/anziani, casalinghe, studenti). E’ quanto emerge dall’indagine Eurispes su «La condizione degli immigrati in Italia. Vissuto, esperienze e progetti». Gli uomini che lavorano sono più numerosi rispetto alle donne, 83,1% contro 69,3%. Prevedibilmente, tra chi ha un permesso di soggiorno la percentuale di chi lavora è più elevata rispetto a chi ne è privo (l'80,7% a fronte del 64,2%). La condizione lavorativa dei residenti stranieri in Italia mostra una quota prevalente di rapporti di lavoro stabili (62,4%), mentre il 32,4% dichiara un impiego periodico o stagionale e il 5,2% un’occupazione saltuaria o occasionale. Questa evidenza suggerisce come, per la maggioranza degli stranieri occupati, l’inserimento nel mercato del lavoro italiano abbia assunto una configurazione tendenzialmente continuativa, sebbene una quota non trascurabile, pari a oltre un terzo del campione (37,6%), si trovi in una condizione di precarietà temporale legata alla natura stagionale o periodica dell’attività svolta.
La distribuzione delle professioni svolte prevalentemente in Italia dai residenti stranieri evidenzia una concentrazione significativa in alcune categorie occupazionali: operai (20,4%) e lavoratori agricoli (12,8%). Il 24,3% degli immigrati ha ricevuto almeno una proposta di lavoro illegale (escluso il lavoro nero) nel corso della propria esperienza in Italia. Il lavoro si trova soprattutto grazie a parenti o amici (47,7%) oppure tramite un proprio connazionale (29%). Sommando le due tipologie di contratto stabile e a termine, il 68,3% degli immigrati dispone di una forma contrattuale riconosciuta, mentre forme più precarie come l’apprendistato e il contratto atipico raccolgono incidenze marginali, rispettivamente l’1,5% e il 3,7%. Un dato di particolare rilievo riguarda, invece, la quota di chi dichiara di non avere alcun contratto, pari al 23,8%, a cui si aggiunge lo 0,7% in attesa di regolarizzazione. Quasi un quarto dei lavoratori stranieri si trova, dunque, in una condizione priva di tutela contrattuale formale. Il 59,5% degli stranieri invia meno di un quarto del proprio guadagno alla famiglia nel paese d’origine. Il 30,7% non invia alcuna somma o afferma di non avere parenti nel Paese di origine, mentre il 9,6% destina alle rimesse una quota compresa tra un quarto e la metà del proprio reddito. Il denaro viene inviato soprattutto attraverso i Money transfer (66,7%). I bonifici bancari raccolgono il 22,7%, il trasporto diretto di contanti durante i viaggi nel Paese di origine il 4,6%, l’affidamento di contanti a parenti o persone di fiducia il 4,3%.








