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Occupazione in aumento, ma prevalentemente precaria e di genere maschile, con salari ancora inadeguati rispetto al resto del Paese e poche prospettive per i giovani, che nel frattempo continuano a fuggire oltre lo Stretto. In estrema sintesi, è quanto emerge dal Rendiconto sociale 2025 stilato dall’Inps per la Sicilia, presentato ieri a Palazzo Steri a Palermo con dati che non lasciano spazio a dubbi, a cominciare dal mondo del lavoro, dove il lieve miglioramento rappresentato dal rialzo annuale delle assunzioni, pari allo 0,5%, non modifica il quadro generale gravato da un tasso di occupazione fermo al 47,3% e ben distante dal 62,5% della media nazionale, mentre il livello di disoccupazione si attesta al 12%, il doppio rispetto al trend tricolore, gli inattivi sfiorano quota 1,4 milioni, due terzi dei quali donne, e l’Isola mantiene il primato italiano dei Neet: circa 174mila giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi formativi. Per non parlare della qualità delle contrattualizzazioni, perché se il saldo tra reclutamenti e cessazioni rimane positivo, pari a 25mila unità, l’82% dei nuovi posti di lavoro è a tempo determinato o in modalità stagionale o intermittente, con i contratti stabili che costituiscono appena il 17,5% del totale. Alla precarietà si aggiunge il nodo delle retribuzioni. Nel settore privato le donne percepiscono in media 63 euro lordi al giorno contro gli 82 della media nazionale, gli uomini 87 euro contro oltre 111 euro.







