di Valerio De Molli, Managing Partner & Ceo TEHA Group e The European House - Ambrosetti
La Sicilia presenta oggi un apparente paradosso demografico. Da un lato, è una delle Regioni più giovani d’Italia: il 16% della popolazione ha tra i 15 e i 29 anni, dato che la colloca al secondo posto a livello nazionale. Dall’altro lato, proprio questa componente giovane rappresenta il segmento che più rapidamente sta lasciando il territorio.
Le previsioni demografiche delineano infatti uno scenario particolarmente critico. Secondo le stime, la popolazione siciliana potrebbe ridursi del 17% già entro il 2050, fino ad arrivare a un calo vicino al 40% entro il 2080. Un ritmo di contrazione significativamente più rapido rispetto alla media nazionale e che rischia di incidere profondamente sulla sostenibilità economica e sociale della Regione.
A rendere preoccupante il quadro è soprattutto il saldo migratorio negativo. Negli ultimi vent’anni, la Sicilia ha perso oltre 280mila residenti, un valore paragonabile all’intera popolazione del Comune di Catania. Si tratta di una fuoriuscita continua di capitale umano che coinvolge sempre più giovani, laureati e profili qualificati.
In Sicilia si è così consolidato nel tempo un circolo vizioso che ne depotenzia lo sviluppo: da un lato, i giovani emigrano per la carenza di opportunità professionali qualificate; dall’altro, le imprese faticano a reperire personale adeguatamente formato e frenano investimenti, crescita dimensionale e innovazione. Il risultato è un progressivo impoverimento del capitale umano disponibile sul territorio, che rende sempre più difficile attrarre nuove iniziative industriali, tecnologiche e ad alto valore aggiunto.














