di
Silvia Madiotto
La proposta degli albergatori ma Cortina dice no. La Provincia di Belluno: «Bisogna diluire i flussi su tutto il territorio»
Non c’è bisogno di tornare troppo indietro nel tempo. Il fenomeno è diventato evidente dopo la pandemia, quando la montagna è stata presa d’assalto da un’orda di turisti che hanno inteso i trekking dolomitici come una gita fra le calli di Venezia. Il turismo fa bene al territorio, che si riscopre dinamico; l’overtourism meno e diventa polemica. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: dai laghi turchesi meta di comitive a caccia di scatti social fino alle Tre Cime di Lavaredo dove, nonostante la prenotazione obbligatoria e le ordinanze del Comune, si creano infinite code di visitatori che aggirano le indicazioni per andare a ingolfarsi sotto le pareti rocciose. Così, per voce degli albergatori bellunesi, torna l’idea di un ticket d’accesso, come a Venezia: due aree Unesco unite dallo stesso bisogno di tutela e contingentamento. «Giusto mettere prenotazioni e accessi limitati, l’era del tutto gratis deve finire, bisogna dare il giusto prezzo anche a un bene comune per preservarlo - afferma Walter De Cassan, presidente di Federalberghi Belluno -. E sono contento che alcuni Comuni stiano pensando alla proposta che ho fatto due anni fa, il biglietto d’ingresso per la zona Unesco delle Dolomiti. Se avessimo iniziato prima, con un progetto a medio lungo termine, oggi non sarebbe un’urgenza. Ormai parlano di noi solo quando ci sono code e disservizi. Invece è un’estate splendida, anche per il clima».








