Il Collio è piccolo, sì: ma solo sulla carta. Intanto, prima cosa, dove siamo? Per i digiuni di geografia siamo in provincia di Gorizia, in quella fascia di colline che corre tra L’Isonzo, lo Judrio e il confine con la Slovenia. Basterebbe attraversarne un pezzo in macchina, magari passando da Farra d’Isonzo a Dolegna del Collio, per accorgersi che le distanze – brevi – qui dicono poco o niente. Basta mezz’ora e cambia, se non tutto, molto. Però dicevamo: da una parte l’Isonzo, dall’altra lo Judrio, a nord la Slovenia, più in là Trieste e l’Adriatico. Il Collio è così una denominazione piccola e storica, istituita nel 1968 nella provincia di Gorizia, che non va tanto misurata in ettari, quanto in differenze.
La ponca, il suolo di marne e arenarie stratificate di origine marina, è una parola che qui torna spesso, perché la ponca dà struttura, sapidità, tensione e però poi contano anche l’esposizione, la quota, la pendenza, il bosco, il vento, la mano dell’uomo, il vitigno, il momento in cui si decide di raccogliere. Tutti elementi che cambiano in continuazione e per i quali, nel Collio, una regola non c’è e pochi chilometri possono fare la differenza.
Ponca @TenutaStella
Paolo Corso, enologo di Borgo Conventi, lo racconta con concretezza. «Qui ogni versante, ogni collina, addirittura ogni terrazza, è un vigneto a sé stante», dice, e aggiunge un dettaglio che spiega bene il carattere di questo posto: nello stesso filare, lungo cento o centoventi metri, possono esserci tre o quattro tipi di terreno diversi.






