In Collio, l’autunno è la stagione in cui il tempo rallenta. Le colline si coprono di rame, i filari si svuotano piano, e nelle cantine torna il silenzio. Quest’anno, però, quel silenzio è stato interrotto da un brusio diverso, più curioso: quello della prima edizione di Collio Evolution, un appuntamento che ha voluto guardare il territorio con gli occhi di chi lo abita e di chi lo racconta.

A Cormons non la solita sfilata di etichette, ma tre giorni di confronto e ascolto, in cui il Friulano — vitigno identitario, testardo e sincero — è stato messo al centro di un racconto collettivo. Nei calici, oltre duecento vini, tra i quali più di cento campioni di Friulano, assaggiati e confrontati in un viaggio che è stato anche un piccolo esercizio di memoria: capire come il tempo e le mani dell’uomo possano cambiare un vitigno senza tradirlo.

A dare sostanza al racconto è arrivata la ricerca “Collio Experience”, firmata da Nomisma Wine Monitor. Un lavoro che ha interpellato 1500 consumatori italiani di vino, chiedendo loro cosa vedono quando pensano al Collio. Le risposte dicono molto. Il Friuli-Venezia Giulia è oggi considerato una delle prime regioni italiane per la produzione di bianchi di qualità, subito dopo l’Alto Adige e davanti a regioni più grandi e blasonate.