Milano, 18 nov. (askanews) – Nel Collio prosegue il percorso di valorizzazione del “Vino da Uve Autoctone”, iniziativa nata oltre dieci anni fa e divenuta oggi un progetto che coinvolge una decina di produttori. L’idea è quella di riportare al centro della Denominazione l’identità originaria della cuvèe Collio Bianco, storicamente legata alle sole uve Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla, le prime inserite nel Disciplinare del 1964. La definizione di una base tecnica condivisa è stata uno dei passaggi centrali: utilizzo della bottiglia consortile; etichetta frontale con la parola Collio in primo piano, seguita dalla dicitura “Vino da Uve Autoctone”; almeno il 50% di Friulano e la restante parte suddivisa tra Malvasia e Ribolla Gialla; affinamento minimo di 18 mesi. Queste scelte hanno permesso di costruire una riconoscibilità immediata e una linea comune che collega le aziende, pur mantenendo le identità produttive dei singoli.
La spinta iniziale è arrivata da Mania, Vigna delle Cerva, Marcuzzi Viticola, Terre del Faet, Keber, Muzic, Korsic, Rajade e Buzzinelli, Komjanc e dalla piccola Ronco Blanchìs che produce esclusivamente vini bianchi, espressione del territorio di Mossa (Gorizia). Il “Collio 2023”, ottenuto da Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia, rappresenta il contributo a questo progetto della famiglia Palla, già impegnata da decenni nel vino attraverso la pluripremiata Loredan Gasparini di Venegazzù (Treviso), che rinnova così il proprio impegno verso una viticoltura identitaria. Nel gruppo dovrebbero entrare altri cinque vignaioli, di certo al momento le bottiglie prodotte nella tipologia Collio da Uve Autoctone arrivano ad un totale di 110-120mila, sulle poco meno di 300mila prodotte complessivamente.






