VENEZIA - Sui masegni dell'Erbaria, all'alba, era rimasto soltanto il sangue. Nella notte tra mercoledì e giovedì il centro storico veneziano è stato di nuovo teatro di una battaglia violenta tra due bande di stranieri, ma questa volta non si è trattato dell'ennesimo capitolo della faida tra le famiglie tunisine Sakka e Mallat che, anzi, in questo caso erano schierate dalla stessa parte.

Prima di venire lavate via dai negozianti di campo Bella Vienna, le macchie rosse hanno raccontato lo scontro e persino la fuga, una traccia che da Rialto portava fino a piazzale Roma: due ore dopo la rissa, alle prime luci dell'alba, il secondo ferito è stato rintracciato proprio tra gli autobus e i vaporetti di Santa Chiara, le braccia tempestate di tagli. Identificato dalla polizia, sul passaporto campeggia il cognome Sakka. Il primo dei due aggrediti, invece, era stato raccolto ancora in area realtina, subito dopo la zuffa a colpi di spranga e coltello: i carabinieri e i sanitari del 118, chiamati da un residente, lo avevano trovato a terra, una brutta ferita alla testa e uno squarcio sulla schiena, tra la nuca e le scapole. Vent'anni esatti, è lui il Mallat coinvolto nella vicenda. Degli avversari, invece, nessuna traccia; le forze dell'ordine stanno cercando di risalire ai loro volti attraverso le telecamere di San Polo, ma sarebbero tutte facce ben conosciute nei dintorni di San Giacometo: anche questi stranieri, poco meno che trentenni, pelle scura e parlata spagnola, spesso coperta dalla musica che fanno uscire da una cassa portatile, si tratterebbe di un gruppetto di sudamericani. La lite è iniziata a ridosso del bar "Bussola", poi si è spostata nelle calli vicine. LO SCONTRO, LA FUGA «Aiuto, aiuto, mi hanno accoltellato». L'urlo di dolore, alle quattro del mattino, ha svegliato i residenti della zona e ha attirato un abitante fino al ventenne tunisino riverso a terra. Il giovane era stato colpito in testa, poi pugnalato alle spalle. Soccorso dal Suem e portato in ospedale, ha rimediato una prognosi di venti giorni. Nella grande famiglia tunisina dei Mallat - che vanta rappresentanti lungo tutta la provincia di Venezia e fino al Padovano - il ragazzo sarebbe un elemento poco coinvolto: non ha partecipato agli scontri dei mesi scorsi tra Santi Apostoli e Zattere, non è rimasto invischiato nella rivalità con i Sakka e, anzi, si è sempre accompagnato proprio con appartenenti all'altro gruppo, come l'amico che lo affiancava l'altra notte. E che, però, quando l'ha visto crollare ferito ha preferito darsi alla fuga verso piazzale Roma, lasciandolo sui masegni. Alle sei del mattino gli agenti delle Volanti l'hanno comunque intercettato, proprio grazie alle segnalazioni dei pendolari che avevano riconosciuto la scia rossa lungo le calli, che parlavano di un uomo sanguinante.Il giovane Sakka (anche lui rimasto fuori dalla faida dei mesi scorsi che ha fatto finire in prigione i suoi parenti) ha raccontato ai poliziotti di essersi procurato quei tagli mentre cercava di fare da paciere; poi ha rifiutato di farsi accompagnare in ospedale per le cure del caso. L'ALTRO ARRESTO Mercoledì, in verità, anche un altro Mallat è finito al centro delle cronache: classe 1993, si trovava nelle vicinanze del campus "Santa Marta", a Dorsoduro, ed è stato riconosciuto dagli uomini delle Volanti perché già identificato in passato. Non aveva con sé alcun documento, ma la perquisizione ha permesso di scoprirgli addosso ben altro: nascosti in un pacchetto di sigarette, dentro una serie di involucri termosaldati, aveva dieci grammi di cocaina - circa 25 dosi, un migliaio di euro di valore sulla strada. Arrestato, ieri è stato portato davanti al giudice in direttissima. Dopo la convalida il suo difensore, l'avvocato Raffaele Pennino, ha patteggiato per otto mesi e mille euro di multa (partendo da una base di 12 mesi e 1500 euro, ridotti per la scelta dell'accordo), pena sospesa. Anche il 33enne in questione, comunque, non sarebbe stato tra quelli che, mesi fa, hanno combattuto alle Zattere contro i Sakka. Quanto all'altra famiglia tunisina, resta tuttora latitante l'uomo che quella notte davanti ai Gesuati brandiva il machete: il fratello Mohammad - quello armato di katana - è in carcere, lui invece a fine maggio era scappato verso Ancona.