<p>L'Europa fatica a stare al centro del mondo, ma per fortuna qui le famiglie detengono una ricchezza privata molto significativa, per quanto ancora troppo concentrata in depositi, immobili e prodotti assicurativi a scapito di attività finanziarie produttive e investimenti azionari.

Il risultato è il cosiddetto equity gap, cioè carenza di capitale azionario, che limita la capacità dei mercati di sostenere imprese, innovazione e crescita economica.

In particolare, in Italia, la ricchezza delle famiglie rimane elevata, ma gli investimenti continuano a preferire strumenti liquidi e a basso rischio, titoli di Stato e, semmai, immobili.</p><p>Il tema è stato al centro della 13° edizione della ricerca “Retail Investments in Europe - Wealth Allocation and Isa, Isk, Pea, Pir Role and Usage”, realizzata dal Centro Baffi, che confronta la composizione della ricchezza delle famiglie e l'allocazione di portafoglio in Uk, Svezia, Francia e Italia nel periodo 1998-2024 e il ruolo degli strumenti di investimento retail a fiscalità agevolata in quei Paesi: Isa, Isk, Pea e Pir.

Un quadro da tenere presente nel momento in cui l'Europa è impegnata a sviluppare la Savings and Investments Union e a promuovere nuovi strumenti come i Saving Investment Accounts, che puntano ad avvicinare i risparmiatori ai mercati dei capitali portando risparmio privato verso l'economia reale. </p><p>Secondo la ricerca, gli incentivi fiscali svolgono un ruolo chiave per il successo degli strumenti destinati al pubblico, insieme però a semplicità, flessibilità, stabilità normativa e riduzione degli oneri amministrativi.