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Negozi che chiudono, borghi che si svuotano, comunità che perdono il loro ultimo presidio sociale. Dietro i numeri della desertificazione commerciale si nasconde una sfida cruciale per il futuro dei territori. CF ha intervistato Andrea Painini, vicepresidente Confesercenti Lombardia per analizzare la proposta ZESpro, sostenuta da Anasf, che punta a rilanciare botteghe e servizi di prossimità con fiscalità agevolata e semplificazioni amministrative.
Domanda. Negli ultimi dieci anni hanno chiuso circa 140 mila negozi e 4,5 milioni di italiani vivono in comuni senza un punto vendita alimentare. Quali sono le cause principali di questa desertificazione commerciale?
Risposta. Il fenomeno è il risultato di un cambio di abitudini dei consumatori e di dinamiche demografiche ed economiche che penalizzano, fino a spegnere, il negozio fisico, spegnendo un presidio sociale e di sicurezza per il territorio. La crisi è alimentata in primo luogo dal boom dell'e-commerce, che ha sottratto quote di mercato ai canali tradizionali, a cui si aggiunge la pressione della grande distribuzione e del discount, con cui le botteghe non riescono a competere sui prezzi. Nelle aree interne il quadro è aggravato dallo spopolamento e dall'invecchiamento della popolazione, fenomeni che riducono i clienti e rendono le attività insostenibili. Chi resiste fa poi i conti con l'aumento dei costi fissi, tra tasse e affitti che erodono i margini. Infine, nei centri urbani la turistificazione sostituisce i negozi di servizio con strutture ricettive e ristorazione veloce, espellendo il commercio di prossimità.






