La piazza e gli scontri, il Viminale e il Comune di Bologna. A cinque giorni dalla manifestazione di lunedì scorso in ricordo di Abderrahim Fakir - l'uomo morto durante un fermo di polizia al Pilastro - lo scontro politico non accenna a placarsi. Da una parte il ministro Matteo Piantedosi accusa il sindaco Matteo Lepore di aver commesso una "grave sottovalutazione" nel convocare la piazza. Dall'altro lato il primo cittadino replica sottolineando che gli attacchi "non risolveranno alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove".
In particolare a far discutere sono le modalità con cui l'amministrazione comunale avrebbe indetto la manifestazione, prima con un comunicato stampa e poi con un avviso alle autorità preposte che, per l'appunto, fanno riferimento proprio al Viminale. Secondo quanto si apprende, infatti, nessuna richiesta formale sarebbe arrivata sul tavolo del questore. Un'anomalia che potrebbe portare a un procedimento amministrativo con conseguente sanzione. "A cinque giorni dalla manifestazione, non è arrivata alcuna contestazione formale della violazione", fa sapere il comune di Bologna che difende poi il proprio operato ricordando che il testo sulla sicurezza "non prescrive una comunicazione formale scritta per l'avviso dei promotori". "La norma - chiosano da Palazzo d'Accursio - dice 'darne avviso', senza specificare modalità". Il riferimento è all'articolo 18 del Tulps che, proprio nel primo paragrafo, recita che "i promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al questore", senza specificare le modalità della comunicazione.










