ROMA – A un mese dal terremoto in Venezuela, un terzo delle persone assistite dall'Ong CESVI è minorenne, mentre oltre 18.000 persone vivono ancora in alloggi di fortuna e senza più una vera casa. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno assunto il controllo delle esportazioni petrolifere venezuelane – come si legge in un articolo di RemoContro, il blog aperto coordinato da Ennio Remondino – e sospeso parte delle sanzioni dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro nel gennaio scorso e l’insediamento della vicepresidente Delcy Rodriguez alla guida del Paese. L’amministrazione statunitense – scrive RemoContro – ha incassato dall’inizio dell’anno oltre 13 miliardi di dollari dalla vendita del petrolio venezuelano, ma non fornisce indicazioni sui beneficiari. Lo riferisce il quotidiano britannico Financial Times, sulla base di calcoli utilizzando i dati sulle spedizioni di greggio della società Kpler – piattaforma di intelligence sui mercati delle materie prime – e le stime dei prezzi di Argus Media, società indipendente di consulenza sul settore energetico.

Solo spiccioli dei proventi del petrolio verso il Venezuela. C’è un portale creato dal governo venezuelano per tracciare i provenienti dalle vendite gestite dagli Stati Uniti. Un evidente atto di spavalderia e orgoglio sovranista della Delcy Rodriguez, che però finora ha dato come risultato una sola operazione relativa al trasferimento di 300 milioni di dollari, avvenuto nel marzo scorso. Ad aprile, il funzionario del dipartimento di Stato addetto a questo genere di operazioni, tal Michael Kozak, aveva riferito – sempre secondo il Finacial Times – che circa 3 miliardi di dollari erano stati trasferiti al Venezuela, ma che i conti erano stati però sottoposti a revisione da parte della società di consulenza finanziaria Kpmg e annunciando contemporaneamente che rapporti sull’utilizzo dei fondi sarebbero stati trimestrali. “È il loro denaro –ha detto Kozak in un’audizione al Congresso – ma devono ottenere il nostro permesso”.