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Da sei mesi gli Stati Uniti vendono il petrolio venezuelano per conto del governo locale, ma tra i ricavi e quello che il Venezuela dice di aver ricevuto i conti non tornano. C’è una differenza di almeno 10 miliardi di dollari, quasi 9 miliardi di euro, che non si sa dove siano. Sono soldi di cui il Venezuela avrebbe grandissimo bisogno dopo il disastroso doppio terremoto di giugno, che secondo una stima delle Nazioni Unite ha causato danni per 37 miliardi di dollari (più di 32 milioni di euro).

«Nel paese c’è una domanda generalizzata: dove sono i reales, come diciamo qui, dove sono i soldi?», dice l’economista venezuelano José Guerra che, da parlamentare dell’opposizione, era stato presidente della commissione Bilancio. «Non c’è trasparenza».

A gennaio del 2026 gli Stati Uniti hanno catturato l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro con un’operazione militare mirata, mettendo al suo posto la vicepresidente Delcy Rodríguez. Rodríguez ha assecondato i loro ordini, a partire da una riforma del settore petrolifero che l’ha parzialmente liberalizzato ma assoggettato agli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato del presidente statunitense Donald Trump era gestire il petrolio del Venezuela, che ha le riserve più ampie del mondo ma non le sfrutta quanto potrebbe. È stato raggiunto.