Pubblicato il: 24/07/2026 – 18:54
REGGIO CALABRIA Un’impresa non si espelle dal mercato per i soli legami familiari della sua titolare, quando in trent’anni di attività non è mai emersa una sola anomalia gestionale, contabile o finanziaria. È il principio che emerge dal decreto depositato il 24 luglio dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione (presidente Maria Militello, estensore Fabio Lauria), che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa dell’impresa individuale “Marcone Teresa” di Polistena, storica realtà agricola operante nel settore dell’apicoltura e della coltivazione di agrumi, disponendo la misura del controllo giudiziario per la durata di un anno e sospendendo, per l’effetto, gli attuali effetti dell’informazione antimafia interdittiva emessa dalla Prefettura di Reggio Calabria il 9 marzo 2026. La vicenda era di quelle destinate a chiudersi, senza un intervento del giudice, con la morte silenziosa di un’azienda. L’interdittiva prefettizia – fondata non su accertamenti di infiltrazione nell’attività d’impresa, ma su elementi di natura personale e familiare – aveva innescato una progressione di provvedimenti a catena: decadenza dai benefici della Domanda Unica PAC, revoca del sostegno comunitario al settore apistico, richieste di restituzione per quasi 33 mila euro, iscrizione al registro debitori. Per una piccola impresa individuale, unica fonte di sostentamento della titolare – donna incensurata, mai destinataria di misure di prevenzione né di indagini patrimoniali – significava la paralisi definitiva, ancor prima che il Tar potesse pronunciarsi nel merito sulla legittimità del provvedimento.










