L'intelligenza artificiale è ormai una risorsa a disposizione delle organizzazioni in tanti settori economici: uno strumento di lavoro - dai chatbot agli agenti di IA - per velocizzare il completamento, e in alcuni casi automatizzare per intero, alcune attività, come raccolta delle informazioni, elaborazione e analisi dei dati. Un'evoluzione che riguarda sempre più anche il comparto del Private Equity: nel mercato italiano, nove operatori su dieci utilizzano ormai questa tecnologia per l'individuazione delle società su cui investire. E il peso dell'IA è destinato ad aumentare, ci spiega Elio Milantoni, Senior Partner M&A di Deloitte. L'esperto della società di consulenza distingue fra due modalità di approccio all'intelligenza artificiale da parte dei fondi di PE: "Una è l'impiego degli operatori di questi strumenti come supporto nelle loro attività di selezione delle aziende target svolta nei diversi settori: un'integrazione che agevola il percorso di sourcing di nuove opportunità di investimento, rendendolo più efficiente".
L'altra riguarda invece la valutazione in fase di due diligence dell'adozione di soluzioni di IA da parte delle target: "Nello studiare il modello di business e la value chain delle aziende in cui pensano di investire, i fondi esaminano se queste abbiano già implementato soluzioni di intelligenza artificiale, se vi siano carenze e possibili aree di miglioramento anche in chiave di efficientamento post acquisizione". Se lato tecnologico, prima l'analisi dell'area IT si concentrava sui software e sulla piattaforma utilizzata, ora l'attenzione dei fondi ricade anche sull'eventuale applicazione di soluzioni di IA - e in quali ambiti - da parte delle organizzazioni che si punta ad acquisire: in chiave prospettica, questi strumenti possono dare un contributo su varie fasi della catena del valore, è il ragionamento dell'esperto di Deloitte.







