Le concessioni sugli scali del canale che sta sostituendo Hormuz, tolte con la forza alla Cina sei mesi fa, rimangono ben salde nelle mani del Paese sudamericano. Che nel mentre porta a casa un accordo proprio con il Dragone per il rinnovo di un trattato sul trasporto marittimo che garantisce tariffe preferenziali alle navi panamensi nei porti cinesi

Non è uno smacco, ma poco ci manca. Il piccolo Stato di Panama si dimostra un po’ più scaltro della potente corazzata cinese. Al centro, nemmeno a dirlo, la gestione del canale di Panama, che con Hormuz chiuso è ormai a tutti gli effetti l’infrastruttura marittima più importante del mondo. Come noto, da quando le concessioni relative agli scali portuali di Balboa e Cristobal sono state tolte dalle mani del colosso cinese Ck Hutchinson, per mezzo di una sentenza della Corte suprema panamense, tra Pechino e il paese sudamericano è cominciata une lenta guerra di trincea.

La quale, alla fine, non ha portato a grandi ribaltoni. Vale a dire che oggi le concessioni sono ancora saldamente nelle mani delle autorità panamensi. Nell’attesa, e qui la partita è apertissima, che le medesime licenze vengano rimesse a gara e magari assegnate alla cordata statunitense guidata da BlackRock, che un anno fa ha offerto 22 miliardi per i due scali, più un’altra manciata di porti sparsi per il mondo. La Cina, insomma, continua a rimanere a bocca asciutta. Ma non Panama. Il cui governo ha annunciato di aver raggiunto un accordo proprio con la Cina per il rinnovo di un trattato sul trasporto marittimo che garantisce tariffe preferenziali alle navi panamensi nei porti cinesi.